VFMarrese Articoli e riflessioni critiche sulla pubblicità



Provincialismo, esterofilia e analfabetismo nel mondo pubblicitario italiano



Una parte del mondo pubblicitario italiano potrebbe soffrire di problemi legati al provincialismo e l’esterofilia in ambito progettuale e non rendersene conto perché tutelati dal vantaggio sociale dell’analfabetismo sempre più diffuso in Italia.

L’Italia è un paese estremamente chiuso e provinciale, notano Agustoni e Corvo nel volume “Radicati nel mondo globale” curato da Cesareo e Magatti, e allo stesso tempo estremamente esterofilo[1].

Provincialismo ed esterofilia potrebbero sembrare termini antitetici, tuttavia, di fatto, non lo sono. Già Giovanni Belardelli aveva scritto un articolo dal titolo significativo, “Il provincialismo degli esterofili. Rinunciare alla lingua italiana significa mutilare la nostra originale creatività”, pubblicato nel giugno 2012 sul Corriere della Sera[2].

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Non esistono regole fisse nella comunicazione pubblicitaria



Secondo alcuni nella comunicazione pubblicitaria esisterebbero delle regole fisse che non andrebbero violate, a meno che non ci sia un motivo “giustificato” per farlo.



Poniamo che io abbia elaborato questo insieme di regole che ritengo oggettive e fisse per la comunicazione pubblicitaria. Poniamo, adesso, che io voglia violarle e produrre una variazione. Secondo l’idea esposta sopra, sono libero di farlo, tuttavia, questa variazione deve essere “giustificata”. Questo significa che una variazione soggettiva deve essere oggettivizzata. Ma, per oggettivizzarla, evidentemente, devo rifarmi ad un altro insieme di regole oggettive. E dove si troverebbe questo insieme di regole oggettive a cui mi posso rifare per “giustificare” la variazione? Se questo insieme di regole oggettive si trovasse nelle regole fisse della comunicazione pubblicitaria, è chiaro che la variazione non sarebbe variazione poiché sarebbe prevista, in potenza, nelle regole stesse da cui sono partito. Il giudice non può essere allo stesso tempo il legislatore. Il punto è che la “variazione” non può essere giustificata. Questa ipotesi è errata perché la sintassi viene confusa con lo stile.

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